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Studi di Psicologi e Psicoterapia a Roma: Le Onde

Psicoterapia




Psicoterapia




Terapia sistemico-relazionale e Terapia cognitivo-comportamentale
Il modello di terapia sistemico relazionale allarga il campo di osservazione dall'individuo alla complessità dei sistemi o contesti interattivi di cui ciascuno fa parte (famiglia, scuola, lavoro), fornendo una chiave di lettura più ampia ed un intervento molto efficace per disturbi di vario genere.
La malattia non è considerata più interna all'individuo, ma di tutta un'organizzazione che non "funziona" bene, a partire da modalità comunicative inappropriate.
Il compito del terapeuta è di creare insieme al paziente (individuo o coppia o gruppo famiglia) delle modalità comunicative più sane, di rendere i membri del sistema più consapevoli delle proprie responsabilità e migliorare i sintomi o le malattie che all'interno del sistema avevano avuto origine.
La terapia cognitivo comportamentale si focalizza anch'essa sul momento presente, é una terapia breve che tende a lavorare sui sintomi che portano sofferenza e dolore e a modificare gli atteggiamenti disfunzionali di cui non siamo consapevoli per sostituirli con altri più adatti.
La terapia cognitivo comportamentale si è modificata nel tempo, andando mano a mano a lavorare sulle rappresentazioni che ognuno ha di sè, prima di tutto prendendone consapevolezza, poi andando ad accettarle o guardarle con un atteggiamento di benevolenza, per poi impegnarsi con azioni costanti ad integrarle o sostituirle con valori più profondi e portatori di benessere.
Mindful eating e psicoterapia: come riconquistare un corretto rapporto con il cibo
Ognuno di noi compie l'azione del mangiare diverse volte al giorno. In alcuni casi, assecondando una serie di impulsi che non derivano necessariamente dalla fame, trangugiamo cibi senza neppure renderci conto di cosa e come stiamo mangiando.
Da adulti e soprattutto come genitori abbiamo spesso la tendenza a premiare i bambini con cibi particolarmente ghiotti, con il rischio di associare il cibo a una ricompensa. In questo modo rischiamo di alimentare la spirale tra eventi connotati da stress o da emozioni spiacevoli e cibo come strumento di sedazione dello stress.
La Mindful eating èuna pratica che ha trovato applicazione in sinergia con psicologi e nutrizionisti, per aiutare a ristabilire un corretto rapporto con il cibo in adulti e giovani con disturbi dell’alimentazione.
Oltre a ristabilire un corretto rapporto con il cibo la mindful eating aiuta all’accettazione di sé, non come rassegnazione passiva, ma anzi come trasformazione attiva, ammettendo le proprie responsabilità negli agiti quotidiani e non giudicando in termini perfezionistici, ma con umiltà e con nuova energia propositiva. Sono chiamati disturbi alimentari tutte quelle situazioni in cui è compromesso, in modo anche molto serio e grave il rapporto con il cibo, dall'obesità alla bulimia all'anoressia nervosa.
Per quanto concerne soprattutto bulimia e anoressia, la terapia familiare o sistemico relazionale, ha dato negli ultimi trent'anni moltissime evidenze positive poichè il rapporto instaurato con il cibo diventa un potente strumento di relazione all'interno della famiglia, soprattutto con un membro adolescente.
Molto spesso è di aiuto un supporto psicoterapeutico individuale per permettere a chi soffre di anoressia e di bulimia di elaborare ulteriormente le cause che lo hanno portato a rapportarsi al cibo in modo innaturale e compulsivo.
Difficoltà e problemi dell'età evolutiva
Diventare genitori in questo momento storico e in questa società complessa è diventata una sfida per le coppie. Mentre prima si viveva in un contesto allargato dove le famiglie di origine erano maggiormente presenti, attualmente molte coppie vivono più isolate, lontane dai genitori per vari motivi, spesso trasferiti per ragioni di lavoro.
Molte donne, prima di concepire il primo figlio aspettano di raggiungere una sicurezza lavorativa, che spesso le porta a diventare madri molto più tardi rispetto al passato.
Inoltre rientrano al lavoro presto anche per paura di perderlo, oppure decidono di rimanere ad accudire i figli perchè non riescono a conciliare la vita lavorativa con quella familiare, sempre per una serie di cause, tra cui la mancanza di politiche familiari adeguate.
In questa cornice sociale e culturale crescono anche le attenzioni verso un figlio a lungo atteso e spesso unico, e aumentano le insicurezze sul proprio ruolo genitoriale.
Molte difficoltà che appartengono all'area evolutiva possono essere gestite con un sovraccarico emozionale, possono compromettere l'equilibrio di coppia già messo a dura prova dalla nascita di un figlio e, quando non affrontate al momento giusto, possono provocare un peggioramento del problema, rendendosi necessario un aiuto specialistico.
La psicoterapia familiare può essere molto utile sia per prevenire il peggioramento di un problema, sia per affrontarlo nel modo più corretto e funzionale.
Alcune delle problematiche, legate all'area dello sviluppo e dell'educazione, che possono essere affrontate con una psicoterapia di supporto sono:

- Enuresi diurna e notturna superato il quinto anno di vita;
- Fobia e ansia scolare, difficoltà scolastiche in generale;
- Estrema oppositività sia nell'infanzia che nell'adolescenza;
- Disturbi alimentari;
- Dipendenza da internet e video giochi;
Malattie Psicosomatiche
La parola "psicosomatica" deriva dall'unione di due parole greche, psyche e soma, che rispettivamente significano anima e corpo. Ogni parte del nostro corpo è intimamente connessa a tutte le altre e così ogni processo somatico è sotto l'influenza diretta e indiretta di stimoli psicologici.
In molte persone l'impossibilità di poter elaborare o sfogare i fattori di natura emotiva è alla base della formazione di malattie, spesso croniche, in ogni parte del corpo, a seconda delle predisposizioni genetiche di ciascuno.
Nella terapia sistemica il sintomo espresso mediante il corpo da un paziente acquista un ulteriore valore di comportamento o di comunicazione, che va riletta all'interno del sistema in cui il paziente è inserito (famiglia, scuola o luogo di lavoro). In questi casi la terapia psicologica deve essere integrata con una terapia medica e/o di medicina naturale.
Sono molte le malattie che possono trarre giovamento dall'integrazione di questi approcci:

- Malattie dell'apparato gastro-intestinale come gastriti, coliti e ulcere,
- Disturbi alimentari come anoressia e bulimia, diarrea e stipsi croniche
- Malattie dell'apparato respiratorio: asma
- Malattie dell'apparato cardio-vascolare: tachicardia, cefalee ed emicranie
- Malattie della pelle: psoriasi, dermatiti, orticarie, allergie
Dipendenze patologiche
I comportamenti di abuso di sostanze stupefacenti, dalla tossicodipendenza vera e propria all'abuso di sostanze come alcool o anche la semplice dipendenza da fumo, nella terapia trovano una valida fonte di aiuto.
Spesso la "sostanza" serve a non far emergere un malessere più profondo, un disturbo depressivo o un disturbo della relazione familiare o di coppia.
Non è un caso che i soggetti maggiormente a rischio siano gli adolescenti e i giovani, poichè l'adolescenza è già di per se una fase di crisi, contraddistinta dalla perdita della propria identità infantile e dalla ricerca di modelli adulti in contrapposizione a quelli genitoriali.
In questi casi è maggiormente di aiuto una psicoterapia familiare, mentre nel caso di sostanze come alcool o tabacco sono molto utili delle terapie di gruppo.
Nei casi di tossicodipendenza grave è molto importante prevedere anche un'adeguata terapia farmacologica o psicofarmacologica, che possa sostenere, per un certo periodo di tempo, le persone a smettere di assumere le varie droghe, senza che questo li porti a possibili forme di depressione o di attacchi di ansia troppo forti che comprometterebbero la possibilità di riuscita del percorso psicoterapeutico.

Eventi Traumatici (maltrattamento e violenza, lutti, separazioni, licenziamento)
Chi subisce un evento traumatico lacerante come un lutto, un'aggressione fisica, delle molestie ("stalking" o "mobbing"), una separazione molto conflittuale, così come la perdita stessa del posto di lavoro, può non riuscire a superare il dolore, rischiando di essere schiacciato da un carico psicologico insostenibile.
Accade allora che il nostro fisico utilizzi dei sintomi specifici come dei segnali di aiuto: incubi ricorrenti, ricordi intrusivi e disturbanti dell'esperienza vissuta, ansia, depressione, allarme continuo, irritabilità, isolamento dalle persone care.
Queste sono richieste di aiuto che, se ignorate, possono giungere a compromettere a lungo la possibilità di tornare a vivere una vita normale.
Si può arrivare a logorare se stessi e le persone che abbiamo intorno perché lo stress che deriva dall'aver subito un trauma che si ritiene ingiusto dipende solo in parte dalla drammaticità dell'evento e molto di più dal modo in cui viene soggettivamente vissuto ed elaborato dalla persona.
Nel caso di molestie ed abusi sessuali risulta molto importante essere creduti, che la famiglia e la società dimostrino che i colpevoli devono e possono essere puniti e messi nella condizione di non nuocere più.
Ma non sempre questo può bastare, tanto che si rivela utile e spesso fondamentale rivolgersi ad uno specialista.
La terapia farmacologica rappresenta la soluzione primaria, soprattutto perchè aiuta a ridurre i sintomi, ma oramai è buona prassi, anche da parte dei medici, consigliare una psicoterapia di supporto, soprattutto quando i sintomi perdurino oltre i sei mesi dall'evento traumatico, quando cioè si sia passato da uno stato acuto ad uno stato cronico e soprattutto per non rischiare che i pazienti sviluppino una dipendenza dal farmaco che potrebbe rivelarsi ancora più dannosa.
La psicoterapia in questi casi mira a far recuperare la fiducia negli altri e la stima di se stessi, a recuperare una vita normale e fornire nuove prospettive, trovando dentro se stessi le risorse per costruire dei nuovi e più significativi legami.
La Mindfulness
La Mindfulness ha origine dalle pratiche di meditazione buddista e significa “presenza della mente”, ma anche “presenza del cuore”, secondo un antico ideogramma orientale.
E’ quindi una pratica di origine orientale che è stata applicata in occidente a svariati contesti, concettualizzata per primo da Jon Kobat-Zinn nel 1993 che la ha utilizzata all’interno delle tecniche di psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Il suo scopo è coltivare alcune qualità dell’attenzione, attraverso la modulazione dell’attenzione stessa, in un atteggiamento curioso, benevolo, accogliente e non giudicante nei confronti di sé e della propria esperienza esistenziale. Si fonda su sette pilastri fondamentali: la saggezza interiore, ossia la capacità di lasciare andare i pensieri e le emozioni negative, il non giudizio, la pazienza, la mente del principiante, la fiducia, il non cercare risultati, l’accettazione.
Va da sè che questo cambiamento di paradigma teorico e pratico è molto lontano dalla nostra cultura occidentale, così “multitasking”, così attenta alla forma e al risultato. La mente occidentale è abituata a vagare nel passato (ruminazioni) o nel futuro (pensiero anticipatorio), non sa stare nel presente: siamo sempre presi da ricordi del passato o da pensieri su come andrà il domani che ci affaticano, ci fanno perdere di vista come stiamo nel momento presente. Se pensiamo continuamente a qualcosa di brutto che ci è capitato, a qualcosa di spiacevole che ci è stato detto, o se pensiamo al futuro che ci attende, dissipiamo una enorme quantità di energia.
La mindfulness quindi apre ad una prospettiva totalmente nuova, ad una modalità di porsi in relazione con la propria esperienza, cioé un’apertura sulla modalità dell’essere, in contrapposizione alla modalità del fare (cit. Harris, 2010).
Nella modalità del fare siamo proiettati a monitorare le discrepanze tra mondo ideale e mondo reale, innescando emozioni negative, frustrazione, delusione, rimpianto.Essere presenti a ció che si è, a ció che si sente, si pensa, cosí com’è, senza la compulsione immediata a cambiare, ottenere, diventare, e imparando al contempo a tollerare le emozioni negative è un cambiamento lento, una prospettiva nuova, un atteggiamento diverso, che parte da dentro di noi, ma che conduce alla via di una vita più felice.
Terapia di Coppia
Una coppia è caratterizzata dalla condivisione di tre sottosistemi che sono quello sessuale, quello emotivo e quello sociale, che sono in correlazione tra loro: vale a dire che il buon funzionamento di uno condizionerà positivamente gli altri due e viceversa, se uno di questi non funziona bene, anche gli altri ne risentiranno negativamente.
Se infine uno dei tre sottosistemi rimane per troppo tempo assente e carente, gli altri due non riusciranno più a compensare e si avrà una crisi della relazione della coppia.
Sono molteplici le cause che possono portare a un cattivo funzionamento dei tre sottosistemi, differenze molto marcate sia a livello sociale che culturale, che all'inizio erano state sottovalutate, ostacoli sopraggiunti con la nascita di un primo figlio, difficoltà economiche o lavorative, relazioni difficili con le famiglie di origine.
Il terapeuta di coppia mira a equilibrare nuovamente la relazione di coppia, "ribilanciando" i tre sottosistemi, sessuale, emotivo e sociale, e fungendo da terzo "super partes", non giudicante, che restituisce una lettura diversa rispetto alla lettura che la coppia ha portato di se stessa. La terapia è un momento di crescita, nel senso dell'apprendimento e del cambiamento, è lo spazio in cui si apprende a cambiare e si apprende come si apprende a cambiare.






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